Piscina: cosa sapere prima di costruirla

12 Lug 2019
Piscina: cosa sapere prima di costruirla

In quanti vorremmo una splendida casa con una piscina privata?

Circa il 27% degli italiani ha risposto si a questa domanda. L’Italia, infatti, sembra essere ai primi posti della classifica europea di proprietari di piscine private. Nonostante la bellezza ed il comfort che deriva dall’avere una propria piscina, ci teniamo a sottolineare che si tratta di un intervento edilizio importante non privo di rischi, elevati costi e richieste di permessi.

Innanzitutto, il primo passo è scoprire se la zona sia soggetta ad un vincolo paesaggistico ambientale o storico-architettonico. Molte aree nel nostro paese, infatti, sono protette da vincoli di questo genere che impediscono, regolamentano o limitano le nuove costruzioni, avendo lo scopo di preservare e tutelarne il pregio. Si deve quindi richiedere l’autorizzazione alla Regione, su parere vincolante della Sovrintendenza. Inoltre, viste le caratteristiche del suolo italiano, è necessario verificare che non sussistano vincoli idrogeologici. In questo caso, solo attraverso un’autorizzazione, da richiedere alla Regione, sarà possibile realizzare lo scavo per la costruzione della piscina.

Per quanto riguarda i permessi, è necessario presentare in Comune le dovute pratiche per il Permesso di Costruire, dato che la realizzazione di una piscina non rientra nell’ambito dell’edilizia libera. Quando deve essere richiesto tale permesso? Quando il volume da realizzare è superiore al 20% della costruzione principale di cui è pertinenza oppure quando la piscina è considerata a tutti gli effetti una nuova costruzione. Se, invece, l’intervento non raggiunge tali dimensioni, sarà sufficiente presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presso il Comune. Tale pratica deve essere redatta da un tecnico abilitato e se entro 30 giorni non ci sono obiezioni, la costruzione della piscina potrà essere avviata.

La realizzazione di una piscina interrata richiede ovviamente la movimentazione del terreno per realizzare la vasca, per cui ci si deve occupare anche delle rocce e terra derivanti dallo scavo, considerate come rifiuti o sottoprodotti. Qualora lo scavo abbia dimensioni superiori ai 6000 mc, il materiale dovrà essere smaltito presso una discarica autorizzata, in caso contrario potrà essere impiegato per altri utilizzi.

Dopo aver richiesto tutti i permessi necessari ed eseguito le verifiche dell’area, una delle ultime cose a cui pensare riguarda lo smaltimento delle acque. Visto che si tratta di acque con aggiunta di cloro non possono essere scaricate nel terreno. Al superamento di limiti prestabiliti, gli scarichi delle piscine domestiche, infatti, sono equiparate alle acque industriali. Per questa ragione dovrà essere richiesta un’autorizzazione allo scarico in fogna.

Quest’ultimo aspetto è uno dei più rilevanti e a nostro avviso non deve essere sottovalutato, perché trasgredire le norme costituisce reato penale oltre che un grave danno per la sostenibilità dell’ambiente.

 

 

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